Mario Ricci, Illuminazione, 1967. Foto Pietro Galletti

Illuminazione. 1967.

Illuminazione (1967)
regia di Mario Ricci
impianto scenico di Umberto Bignardi
testo di Nanni Balestrini
performer Deborah Hayes, Angela Diana, Claudio Privitera, Marilù Gleyeses, Vivian Lombroso, Tonino Campanelli, Franco Cataldi, Marco Romizi
film di Umberto Bignardi, Giorgio Turi e Roberto Capanna,  con la collaborazione di Mario Ricci
Prima rappresentazione Roma, Teatro alla Ringhiera, 26 ottobre 1967
Repliche Werkraumtheater di Monaco di Baviera, 1968. Milano, nell’ambito della contestazione universitaria, Facoltà di Architettura, 1968

Note in margine alla frantumazione visiva e sonora
Illuminazione (1967) regia di Mario Ricci
di Cristina Grazioli
L’idea iniziale di Ricci di creare uno spettacolo a partire dal testo Illuminazione di Nanni Balestrini si traduce strutturalmente grazie all’apporto dell’impianto scenico di Umberto Bignardi, che ad un tentativo di ricostruzione dello spettacolo ci appare quindi come co-regista.
Del testo di Balestrini è conservata solo la versione edita in Ma noi facciamone un’altra (Feltrinelli, 1968). Seppure i testimoni non lo ricordino con certezza, è pensabile che il testo non dovesse essere dissimile. Ricorda Bignardi che veniva “frantumato” in segmenti che isolavano i singoli suoni contenuti nelle parole. Possiamo ipotizzare che vi fosse un’assonanza tra il procedimento di frammentazione dell’immagine e quello con cui si trattava la parola. Continua a leggere…

Mario Ricci. Illuminazione (1967). Descrizione dello spettacolo
di Cristina Grazioli
Nello spettacolo di Ricci e Bignardi l’impianto dei materiali scenici, incentrato sull’uso di proiezioni, tende ad inglobare gli altri elementi (performer e testo).
Sei prismi delle stesse dimensioni, mobili e a base triangolare, sono disposti sulla scena, frontalmente rispetto allo spettatore e su piani scenici diversi. In ogni prisma due delle facce sono neutre (in compensato bianco), quindi predisposte a ricevere immagini proiettate, la terza specchiante (riflette le proiezioni, ma anche gli altri elementi presenti in scena). Umberto Bignardi parte dall’idea di creare elementi che fungano da coordinate fisse ma che contemporaneamente siano dotati di dinamismo: si doveva creare una struttura che distruggesse l’impatto della scatola scenica tradizionale, «provocando situazioni visive centrifughe». I prismi triangolari devono creare «una serie di schermi mobili e spezzati». Appeso, in alto al centro della scena, un grande prisma esagonale rotante, sulla cui superficie si alternano strisce bianche opache che ricevono le immagini e specchi che le riflettono. Si tratta di un Rotor, che proietta le immagini filmiche nello spazio circostante. Continua a leggere…

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DISEGNI e BOZZETTI
di Umberto Bignardi
1967
TESTO VERBALE
Il testo non è conservato; esiste un testo di Nanni Balestrini dallo stesso titolo pubblicato l’anno successivo (1968). Nanni Balestrini, Illuminazione/finale in Nanni Balestrini, Ma noi facciamone un'altra, Milano, Feltrinelli, 1968, pp. 125-128. Cfr. Altri materiali di contesto.

«Illuminazione è davvero un non-testo. Si tratta infatti della messa in colonna di due diversi soggetti. Il primo riguarda le didascalie cecoviane del Giardino dei Ciliegi. Il secondo le indicazioni di un opuscolo riguardante lezioni di ginnastica da camera. Letti e registrati in una determinata maniera i due soggetti divengono la trama per i movimenti che gli attori e gli oggetti di scena debbono compiere nell'arco dei trenta minuti della durata del pezzo», M. Ricci, Il Teatro-Immagine. Spettacoli 1962-1973 Scritto inedito (per gentile concessione di Filippo Ricci). Cfr Focus Mario Ricci.
SCRITTI DEGLI ARTISTI e INTERVISTE
G. Celant e M. Ricci, A partire da zero, «Sipario» dicembre 1970
Umberto Bignardi, Su Illuminazione, in M. Calvesi e L. Cherubini, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993 Roma, Università degli studi di Roma, 1994
Umberto Bignardi, Laura Cherubini, Intervista, in M. Calvesi e L. Cherubini, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993 Roma, Università degli studi di Roma, 1994
Laura Cherubini, Umberto Bignardi. Una cronologia ragionata e annotata, in M. Calvesi e L. Cherubini, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993 Roma, Università degli studi di Roma, 1994
Flaminio Gualdoni, Umberto Bignardi, Una conversazione, in Flaminio Gualdoni, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993 Bologna, edizioni Arte & Arte, 2005
FOTO
fotografie di Pietro Galletti
VIDEO
Montaggio di materiali relativi a Illuminazione
da Archivio storico Umberto Bignardi
RECENSIONI
Rodolfo J.Wilcock, L'ambizione dell'originalità. Illuminazione di Nanni Balestrini, «Sipario», n. 259, 1967
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SULLO SPETTACOLO
bibliografia spettacolo
Note ai materiali presentati
MATERIALI DI CONTESTO
Illuminazione/finale, in Nanni Balestrini, Ma noi facciamone un'altra, Milano, Feltrinelli, 1968
Pieghevole della mostra di Umberto Bignardi alla “modern art agency”, Napoli, Parco Margherita 85 (galleria di Lucio Amelio) – Disegni sul movimento dell'uomo e degli animali ispirati a Muybridge, serie iniziata nel 1965
Scheda di Motion Vision, in catalogo Lo sguardo espanso, a cura di Bruno Di Marino, 2012
Maurizio Calvesi, Testo per l'esposizione Lo spazio degli elementi. Fuoco, immagine, acqua terra presso la Galleria l’Attico (8 giugno 1967) ; Bignardi espone il Rotor, in Germano Celant, Identité italienne, 1981
Maurizio Calvesi, Da Giorgione alla pittura al neon, «Quindici», ottobre 1967
ROTOR
esposto alla galleria L'Attico
da M. Calvesi e L. Cherubini, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993, Roma, Università degli studi di Roma, 1994
PRISMOBILE, IMPLICOR e SISTEMA MULTIMEDIALE
da M. Calvesi e L. Cherubini, Umberto Bignardi. Opere dal 1958 al 1993, Roma, Università degli studi di Roma, 1994
Motion Vision, 1967
di Umberto Bignardi, con la collaborazione di Alfredo Leonardi
8mm. riversamento in video nel 1993
Umberto Bignardi su YOUTUBE

Un pensiero su “Illuminazione. 1967.”

  1. Frase ripresa dalla descrizione dello spettacolo: ” Le foto a colori delle diapositive presentano un performer che non è presente fisicamente in scena; è vestito con colori sgargianti (camicia e pantaloncini pop)”. Il performer (colui che scrive), non citato tra gli appartenenti al cast, appare anche fisicamente in scena e si muove tra i prismi mobili come unica immagine colorata tra le figure in b/n.

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